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Giorgio Trichilo
Giorgio Trichilo @GiorgioTrichilo
Redazione Salone del Libro

Bernard Guetta: Europa avanti tutta

CalabresiGuetta800Non ha avuto peli sulla lingua Bernard Guetta a rivendicare il suo tifo per l'Europa contro il populismo strisciante: "La sera in cui Macron ha festeggiato la vittoria sulle musiche dell'Inno alla Gioia mi sono detto: i francesi hanno avuto gli attributi a scegliere un presidente giovane e convintamente europeista".

Il giornalista francese, già corrispondente per Le Monde in Unione Sovietica e attualmente editorialista di L'Express, La Repubblica, Temps e La Gazeta, ha presentato il suo ultimo libro Intima convinzione. Come sono diventato europeo (add editore).

Guetta, pungolato dalla domande del direttore di Repubblica Mario Calabresi, è partito dalle origini dal suo essere europeista: "Alla fine della guerra, mia madre, francese, scelse per me una baby-sitter tedesca". L'Europa, quindi, come scelta sentimentale oltre che orizzonte politico e sociale: "A differenza di molti libri che parlano di Europa - ha sottolineato Calabresi - questo libro di Guetta non si perde nel tecnicismo e sociologimo, ma è un'opera calda e vibrante".

Come calda e vibrante è stato il moto d'animo con cui Guetta ha difeso le ragioni per cui occorre sostenere l'idea di un continente unito: "Siamo la patria dei diritti sociali e delle libertà civili: questo patrimonio è un punto di forza assoluto che dobbiamo portare avanti contro i rischi della globalizzazione" ha affermato Getta.

"Non credete a chi vi dice di tornare all'età dell'oro, ai piccoli stati nazionali" ha, quindi, annomito l'intellettuale francese. L'Europa del dopoguerra, quel l periodo d'oro del compromesso socialdemocratico e del trionfo della classe media è finito: "Oggi le ragioni del denaro contano di più di quelle del lavoro - ha osservato Guetta  -: a un miliardario basta un clic per trasportare soldi, investimenti e produzioni in Asia o in Brasile".

Ecco, quindi, che la classe media europea, vittima della paura, sceglie la Brexit o vota Marie Le Pen: "Quelle dei populisti sono false promesse: non torneremo più a produrre le nostre lavatrici o golf di lana in Francia o in Italia, chi lo dice è in malafede - hanno convenuto Calabresi e Guetta - ma non possiamo arrenderci allo status quo".

Per dirla con Lenin: che fare? "Dobbiamo alzare la voce in modo unito contro le nuove potenze economiche - ha tuonato Guetta -: care India, Cina o Brasile senza la garanzia del rispetto dei diritti dei lavoratori o dell'ambiente i nostri prodotti non si vendono". Guetta non si è nascosto dietro a un dito: "So che è una strada in salita, ma si vince non costruendo i muri, ma combattento lotte per diritti: un patrimonio della cultura europea".

Guetta si è quindi detto convinto che mercato e diritti siano un'unione possibile contro il "declinismo strisciante" che caratterizza le élite intellettuali europee: "Sono dei cretini" ha affermato Guetta senza mezzi termini. E per finire: "Più investimenti per nuove produzioni, per la ricerca, per il sistema universitario: un traguardo da raggiungere uniti". Insomma, per Guetta l'Europa è lungi dal far sventolare bandiera bianca.